L’ultimo aggiornamento dei principali indicatori rilevanti per il settore delle costruzioni regionale compone un quadro articolato, con segnali di rallentamento che consolidano quelli già rilevati nel 2023, e alcuni, alquanto isolati, che indicano ambiti di tenuta all’interno del mercato.
La decisa revisione delle norme sul Superbonus nel 2023 ha indebolito il segmento del rinnovo residenziale, che nel 2024 e 2025 registra contrazioni a doppia cifra, mentre le risorse PNRR e i flussi finanziari destinati alle infrastrutture continuano a sostenere le opere pubbliche, seppur in rallentamento nel 2025. Questa combinazione di fattori segue il passaggio da una fase di espansione sostenuta (2021 – 2023) ad un ciclo più vicino ai trend di medio periodo, con una netta riduzione degli stimoli privati e una dipendente crescita della componente pubblica.
Nel 2024 il volume d’affari è stimato in 7,8 mld di euro, -1,5% sul 2023, con gli investimenti in calo del 2% sullo stesso periodo, causa la severa contrazione del settore abitativo (-13,1%), la riduzione degli investimenti per edifici non residenziali privati (-6%); frenano la flessione del mercato la tenuta del mercato immobiliare (+5,1%), l’accelerazione delle opere pubbliche (+20%).
“Il mercato passa da una fase straordinaria di crescita (2021 – 2023) – dichiarano Francesco Porcu e Mauro Zanda, rispettivamente Segretario Regionale CNA e Presidente della Federazione delle Costruzioni - a una condizione più cauta e selettiva nel biennio 2024 – 2025, dove le spinte eccezionali del Superbonus si esauriscono, il credito resta vincolato e il peso delle opere pubbliche diventa cruciale per sostenere livelli di attività superiori a quelli medi pre-pandemici. Decisive per il settore saranno le politiche di parte pubblica, da quelle nazionali da cui ci si attende il riordino degli incentivi fiscali, (vedi direttiva europea delle case green), a quelle regionali chiamate ad organizzare ed efficientare le strutture amministrative deputate alla gestione programmata delle risorse pubbliche e in più in generale ad avviare politiche industriali che supportino la qualificazione del sistema dell’offerta, favoriscano i processi aggregativi tra le imprese dando centralità al tema del capitale umano, delle competenze e dell’offerta formativa”.