26 luglio 2025

Cresce l'occupazione a si concentra in settori a basso valore aggiunto: la ricerca CNA sul mercato del lavoro isolano



La Sardegna presenta un sistema produttivo incentrato su settori tradizionali e a bassa vocazione tecnologica, che fatica ad adattarsi ai cambiamenti.

Il ricambio generazionale procede lentamente, anche per via di un mercato del lavoro che non riesce a garantire una domanda occupazionale stabile che concentra gran parte dei rischi sui giovani e sulle donne, in termini di precarietà, disoccupazione, contratti a termine, part-time involontario e forte stagionalità.

Questa situazione alimenta l’emigrazione della componente più dinamica e istruita della società, accelerando l’invecchiamento strutturale (specialmente nelle aree interne più isolate e depresse) e il declino della popolazione in età lavorativa, con conseguenze dirompenti sull’equilibrio socio-economico dell’isola.

È quanto emerge dalla ricerca realizzata da CNA Sardegna dal titolo “Sardegna al lavoro, analisi e scenari di mercato tra innovazione, IA e nuove competenze: quale futuro per l’occupazione.”


Un’analisi del mercato del lavoro che vada oltre la positività che è possibile cogliere dall’incremento occupazionale dell’ultimo triennio, quasi tutto concentrato su settori a basso valore aggiunto - propone - se analizziamo la struttura del mercato, in termini di precarietà, disoccupazione, contratti a termine, part time involontario, stagionalità, produttività e la qualità del capitale umano, elementi di grande preoccupazione, soprattutto se si guarda al salto tecnologico in atto e alla competizione economica sempre più accentuata tra i sistemi territoriali.” È la sintesi proposta da Luigi Tomasi e Francesco Porcu - rispettivamente presidente e segretario regionale di CNA Sardegna commentando la ricerca realizzata da Cna Sardegna dal titolo Sardegna al lavoro, analisi e scenari di mercato tra innovazione e nuove competenze: quale futuro per l’occupazione. “La digitalizzazione, l’automazione, l’intelligenza artificiale stanno cambiando il contenuto stesso delle professioni. Uno dei messaggi chiave della ricerca – dichiarano Tomasi e Porcu – riguarda la centralità delle competenze. Il lavoro non si crea per decreto, ma investendo sulle persone.

Occorre uscire dall’emergenza dei bonus temporanei, dagli incentivi a pioggia. Serve un investimento strutturale su tutta la filiera dell’istruzione, dalla scuola alla formazione professionale; occorre promuovere un “lavoro” vicino alle comunità che tenga conto delle vocazioni dei territori, che promuova le filiere locali, che scommetta su innovazione sostenibile e di prossimità. La manifattura digitale, il turismo esperienziale, l’agroalimentare di qualità, l’edilizia green, le energie rinnovabili, sono alcuni dei settori che possono diventare motori di occupazione qualificata. Le istituzioni regionali hanno un compito fondamentali: disegnare politiche del lavoro lungimiranti e stabili nel tempo. Serve – concludono Porcu e Tomasi – semplificare l’accesso ai fondi, rendere efficaci i servizi per l’impiego, sostenere l’autoimprenditorialità giovanile e femminile, valorizzare i percorsi tecnici e professionali.

Il Piano Regionale di Sviluppo - concludono Porcu e Tomasi – prevede linee d’azione e di intervento nei tanti settori che la ricerca evidenzia come critici e risorse finanziarie importanti da destinare alla valorizzazione del capitale umano, all’imprenditorialità, alla formazione universitaria e professionale, al lavoro di qualità, stabile qualificato e coerente con le vocazioni territoriali. Si tratta ora di mettere a terra queste risorse con strumenti e provvedimenti virtuosi che producano gli effetti tangibili e desiderati ma che al contempo siano fruibili dal sistema delle imprese.”


NS_ Cresce occupazione ma si concentra in settori a basso valore aggiunto_ La ricerca CNA sul mercato del lavoro isolano 26 07 25.pdf RS_ Cresce occupazione ma si concentra in settori a basso valore aggiunto_ La ricerca CNA sul mercato del lavoro isolano 26 07 25.pdf
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