Alla fine del 2024 la Sardegna conta 10.521 imprese condotte da persone nate all’estero, pari al 6,3% dell’intero tessuto produttivo regionale. Un dato che – pur in un contesto economico-produttivo meno attrattivo rispetto ad altre regioni – testimonia un fenomeno in costante espansione e di crescente rilevanza strutturale.
Nell’arco di un decennio (2014–2024), le imprese a guida immigrata sono cresciute dell’8,9%, mentre quelle guidate da imprenditori nati in Italia hanno fatto registrare un calo dell’1,2%. Un segnale chiaro di vitalità e resilienza, confermato anche dalla forte partecipazione femminile (27,2% delle imprese, superiore alla media nazionale del 24,7%) e giovanile (11,6% under 35).
È quanto emerge dal rapporto su immigrazione e imprenditoria curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con CNA.
«L’ingresso regolare di lavoratori stranieri – dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente Presidente e Segretario di CNA Sardegna – non rappresenta soltanto un’opportunità sotto il profilo economico, ma anche un elemento di equilibrio sociale, in grado di contribuire alla tenuta dei sistemi di protezione e alla vitalità delle comunità locali.
CNA considera strategico – proseguono Tomasi e Porcu – promuovere un modello di gestione dei flussi migratori, fondato su legalità, qualificazione professionale e integrazione del mercato del mercato del lavoro, in coerenza con le esigenze delle imprese e con i principi di coesione sociale.
I dati del Rapporto IDOS confermano – concludono Tomasi e Porcu - che gli imprenditori immigrati sono una componente strutturale e dinamica del tessuto produttivo sardo. Crescono quando le imprese autoctone calano, partecipano al mercato con quote femminili e giovanili al di sopra della media nazionale, diversificano i settori di attività. CNA Sardegna è al fianco di questi imprenditori, offrendo servizi di accompagnamento, formazione e rappresentanza, convinta che inclusione economica e sviluppo territoriale siano obiettivi inscindibili.»